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LA RETORICA DELL’EROE

La Gilda degli Insegnanti di Grosseto ha ricevuto dal mondo della scuola tante manifestazioni di sdegno riferite all’editoriale (o sproloquio?) di Sallusti del 2 giugno. Il Direttore del Giornale scaglia sugli insegnanti epiteti offensivi, portando avanti l’ormai consueta campagna denigratoria contro il capro espiatorio del momento. Li chiama furbetti in cattedra che meritano la bocciatura. Li definisce paurosi e talmente pigri da far saltare gli esami di maturità. Giudica anche che, contrariamente agli infermieri, non sono eroi. Altro? Chiedeva un tempo il salumiere a fine spesa.
L’articolo si può anche non leggere. È una banale sequenza di violenza verbale. Un articolo di pessimo augurio prima della maturità. Sicuramente infetto per le giovani menti dei nostri ragazzi. Quindi, fermiamoci alla retorica dell’eroe, oggi molto in voga nella trasfigurazione mediatica della realtà. Riflettiamo sull’eroismo degli infermieri e dei medici. Eroi quando fa comodo. Invece degli applausi e dei canti dai balconi, questi eroi, che non aspirano a fare gli eroi ma a svolgere bene il proprio lavoro in sicurezza, avrebbero preferito un cambio turno reso invece impossibile dalla mancanza di personale. Avrebbero preferito disporre delle adeguate protezioni e non essere lasciati allo sbando dalle direzioni sanitarie, a loro volta pressate da altre istanze. Avessimo bocciato al tempo chi non distingue ancora oggi il martirio dall’eroismo!
Lasciamo gli eroi al mito e all’epica. Al di fuori dell’orizzonte letterario, leggiamo soltanto una propaganda funzionale alla manipolazione delle masse e istigazione alla rissa. La retorica dell’eroe cela malamente almeno due aspetti tipici di una comunicazione utile ad eccitare gli animi per distrarre le menti dai problemi reali. Il primo è il gioco di prestigio di “agitare la mano destra per distogliere lo sguardo da quello che fa la sinistra”, attira l’attenzione sull’eroismo per coprire la situazione tragica della sanità pubblica (e pure privata, a giudicare dalle strutture per anziani). Medici, infermieri e tutti gli operatori ospedalieri da tempo denunciavano solitudine, abbandono, mancanza di personale e mancanza di mezzi. Voci perse nel nulla di una società che talvolta ha avuto l’ardire di giudicare fannulloni gli stessi che al bisogno sono diventati eroi della pandemia. Nessuno si è neppure chiesto se “gli eroi” fossero in grado di somministrare le cure necessarie, perché spostati per ordine di servizio dal proprio reparto ad un altro (ad esempio ortopedici si sono dovuti improvvisare anestesisti). Alla faccia della tutela del personale e del malato. Questi nuovi eroi, la base del sistema ospedaliero italiano, chiedono da anni assunzioni di infermieri, aumento di medici specializzati, potenziamento dei reparti e delle rianimazioni. Ma già, gli eroi non devono chiedere, devono solo dare. E ammalarsi. E morire.
La seconda strategia comunicativa si manifesta con il chiaro tentativo di mettere zizzania tra il popolo, facilmente manipolabile perché abbagliato dagli specchi della propaganda mediatica.
 
Da un lato, prendiamo gli infermieri ed esaltiamoli, prendiamo gli insegnanti e sbeffeggiamoli e mettiamoli “l’un contro l’altro armati”. Dall’altro prendiamo i lavoratori autonomi e mettiamoli contro i dipendenti pubblici (e nella categoria pubblici gli infermieri e gli insegnanti sono uniti, ma divisi dai loro colleghi delle cooperative o delle paritarie.)
Il medico, l’insegnante, l’infermiere sono stati dei giovani che hanno scelto un percorso di studi faticoso, sperando di realizzare le loro attitudini. Come gli operatori del settore sanitario non volevano ammalarsi di stress, costretti a gestire un disservizio istituzionale, così gli insegnanti non volevano trovarsi precari a 50 anni. Né subire l’ennesima surreale selezione “meritocratica” dopo che lo Stato si è avvalso della loro professionalità per tutta la vita. Né pensavano di ridursi sbeffeggiati o aggrediti.
Avessimo bocciato al tempo! Sono inaccettabili i toni beceri, ai limiti dell’insulto. Assolutamente inammissibile l’accusa di viltà rivolta a ottocentomila professionisti a fronte del fatto, sotto gli occhi di tutti, che, da fine febbraio, la maggior parte di loro ha trascorso la giornata intera al computer. Con connessioni a proprie spese, gli insegnanti si sono improvvisati su due piedi organizzatori e produttori di corsi on line. Per non chiudere la scuola, anche quando le scuole erano chiuse. Hanno mostrato la solita dedizione spontanea, che non ha guardato orari, contratti, diritti alla disconnessione, privacy e che è andata oltre le gravi carenze di mezzi e di personale provocate dalla decennale assenza di risposte istituzionali ai bisogni della Scuola. Con la didattica a distanza, da soli per la totale assenza di indicazioni normative, hanno cercato di mantenere un’idea di scuola mentre sostenevano anche la paura e la sofferenza dei propri alunni. Nonostante aver ampiamente dimostrato la totale offerta delle proprie energie e del proprio tempo, gli insegnanti hanno ancora però un grave torto: quello di essere l’unica forza sociale ancora sindacalmente organizzata in un mondo che ha quasi concluso la distruzione dei diritti dei lavoratori. Allora si devono screditare davanti all’opinione pubblica, non sia mai che possano costituire un esempio di baluardo democratico. Screditiamoli, esorcizzando così la paura. Non servirà, se ne facciano una ragione i nemici della scuola pubblica statale! Gli insegnanti faranno di tutto perché non arrivi mai il giorno in cui diventeranno definitivamente niente altro che rider dell’istruzione alla mercé del mercato. Mai. “I docenti resteranno fedeli alla Costituzione, che affida loro uno dei più importanti compiti repubblicani, quello di formare cittadini attivi. Forse, allora, sarà proprio dalla scuola che risorgeranno i diritti di tutti gli altri. “(cit. Prof. Gianfranco Meloni)
E forse, risorgerà un Paese che non avrà bisogno di eroi. Né di martiri.

Prof.ssa Barbara del Dottore

Coordinatrice FGU Gilda degli Insegnanti di Grosseto

Per riaprire le scuole a Settembre 2020

è urgente un provvedimento legislativo organico. La scuola deve essere messa in condizione di garantire le consuete attività scolastiche in assoluta sicurezza per il personale e per gli alunni, attuando le prescrizioni del CTS. Distanziamento e norme di prevenzione impongono un modello di scuola totalmente nuovo nell’uso degli spazi e impongono un incremento delle dotazioni di organico.

Il perdurare dell’emergenza Covid-19 impone di organizzare un sistema di così notevoli dimensioni e complessità come quello scolastico nel rispetto rigoroso di necessarie misure anticontagio. La definizione, in tempi ormai stringenti, di un progetto per la riapertura delle scuole a partire da settembre, da tradurre immediatamente in termini operativi, implica anzitutto l’indicazione degli obiettivi che si intendono perseguire.

In questa situazione di incertezza in cui il MI e il governo non sembra portino avanti progetti concreti e diano la necessaria importanza alla sicurezza del comparto scuola i sindacati hanno dato una prova unitaria di denuncia. Il giorno 8 giugno si è svolto uno sciopero che pur nelle difficoltà del periodo ha reso palese una situazione difficile alla comunità grossetana. Si è simulata una classe in piazza Dante con banchi e studenti distanziati per dimostrare le reali difficoltà da affrontare a Settembre. Speriamo che chi ha orechhie per intendere intenda!!

 

Vedi l’articolo e il filmato della mobilitazione

 

venerdì 5 giugno 2020

Risorse assenti, ragioni sciopero rafforzate

“L’incontro presieduto dal presidente Conte è stato una lunga maratona di parole dalla quale, purtroppo, l’istruzione è uscita perdente. In assenza di investimenti cospicui e di una strategia realmente efficace da mettere in campo per la ripresa in sicurezza delle attività didattiche in presenza a settembre, si rafforzano ulteriormente le motivazioni dello sciopero indetto per l’8 giugno”. Lo dichiara Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commentando la riunione di coordinamento che si è svolta ieri con il presidente del Consiglio, i sindacati, le ministre dell’Istruzione e dei Trasporti, il capo della Protezione civile, il coordinatore del Cts e i rappresentanti degli enti locali.

“Ad ascoltare le parole dei suoi esponenti, sembra che il Governo non si renda conto dei problemi concreti che comporta l’organizzazione e la gestione del ritorno in classe di milioni di alunni e docenti. Non è un caso, infatti, – afferma Di Meglio – che anche Regioni e Comuni abbiano posto l’accento sulle tante criticità legate alla riapertura delle scuole e abbiano lanciato l’allarme su risorse e organici. Si tratta di preoccupazioni gravi che condividiamo in pieno e che esigono risposte urgenti in termini di investimenti dedicati all’incremento del personale e all’edilizia. Ma i poco più di 300 milioni di euro destinati alla scuola dal Decreto Rilancio saranno a stento sufficienti per l’acquisto delle mascherine. E gli altri fondi sbandierati dalla ministra Azzolina non sono attualmente disponibili per essere utilizzati adesso”.

Riguardo al ruolo degli amministratori locali e delle singole scuole, Di Meglio ritiene che non sia possibile scaricare su di loro ogni responsabilità, impartendo semplici e vaghe linee guida e senza predisporre, invece, un piano preciso, chiaro e articolato che fornisca istruzioni dettagliate. “Piuttosto che assegnare ai sindaci i poteri di commissari straordinari per i lavori di adeguamento strutturale delle scuole, – dice il coordinatore nazionale della Gilda – proponiamo la nomina di un commissario straordinario nazionale all’edilizia scolastica. Questa figura, poi, potrebbe essere coadiuvata da rappresentati delle istituzioni locali”.

“In ogni caso, a sentire la ministra Azzolina che si augura la scomparsa del Covid-19 entro settembre per consentire la riapertura in sicurezza delle scuole, non ci resta che affidarci agli scongiuri”, conclude amaramente Di Meglio.

Roma, 5 giugno 2020
UFFICIO STAMPA GILDA INSEGNANTI

Beata la scuola che non ha bisogno di eroi. Risposta a Sallusti.

Sallusti nel suo editoriale del 2 giugno, si scaglia contro gli insegnanti, etichettati fin dal titolo come furbetti in cattedra che meritano la bocciatura.
La risposta migliore per Sallusti sarebbe la pubblicità di un noto farmaco per il controllo dell’incontinenza prostatica collocata accanto al suo editoriale.
Nelle parole del direttore si ravvisano, in effetti, le chiare tracce di un’incontinenza verbale e del pensiero, evidenti nella sproporzione tra l’accusa di viltà, rivolta a ottocentomila professionisti e il fatto, sotto gli occhi di tutti, che, in realtà, da fine febbraio, la maggior parte di loro ha trascorso 12 ore al giorno al computer per non chiudere la scuola, anche quando le scuole erano chiuse.
Questa dedizione spontanea degli insegnanti, che non ha guardato orari, contratti, diritti alla disconnessione, privacy e che è andata oltre le gravi carenze di mezzi provocate dalla decennale assenza dello Stato è la vera cifra di fondo del quadrimestre trascorso in “DAD”.
Dietro lo sproloquio di Sallusti contro i pretesi docenti antieroi vi è, piuttosto, il loro grave torto di essere l’unica forza sociale ancora sindacalmente organizzata in un mondo che ha quasi concluso la distruzione dei diritti dei lavoratori.
Forse un giorno, che piacerà a Sallusti, anche i docenti diventeranno definitivamente niente altro
che rider dell’istruzione, baby parker alla mercé del mercato.
Quel giorno non è ancora arrivato e i docenti faranno di tutto perché non arrivi mai… se ne facciano una ragione i nemici della scuola pubblica statale.
I docenti resteranno fedeli alla Costituzione, che affida loro uno dei più importanti compiti repubblicani, quello di formare cittadini attivi.
Forse, allora, sarà proprio dalla scuola che risorgeranno i diritti di tutti gli altri.
Con buona pace di Sallusti e di chi, legittimamente, la pensa come lui.


di Gianfranco Meloni, della Gilda degli insegnanti di Nuoro

Uscire dalla soggezione si può. Di Rino Di Meglio
Scuola: così non va! Di Giovanni Carosotti, Maurizio Viroli e Danilo FalsottiIntese per Decreto. Di Antonio AntonazzoLe buone intenzioni non bastano. Di Gianluigi Dotti – Imparare lavorando, e imparare a lavorare. Di Fabrizio ReberscheggA margine di una discussione sull´importanza di insegnare la storia. Di Adolfo Scotto di LuzioIl web e la sfida insidiosa alla storia. Di Giovanni De LunaQuando e come andare in pensione (e con quanto). Di Rosario CutrupiaDiritto all´Istruzione democratica e meritocratica. Di Rocco Antonio Nucera“Non lasciare indietro nessuno”: due modi d´intenderla. Di Alberto DaineseLa società in retrocessione. Di Fabrizio Tonello – CCNI sulla formazione: un importante passo in avanti per ridare centralità al collegio dei docenti. Di Fabrizio Reberschegg Separati a scuola. Di Marco MoriniIl segreto del successo della scuola in Finlandia. Di Ave Bolletta

Dantedì, sì bipartisan da Montecitorio. Di Ester Trevisan

– La tessera di categoria: il sindacalismo corporativo e la lotta di classe. Di Stefano Battilana

– Il cameriere laureato. Di Stefano Battilana

– Professione docente: una roulette russa!
Di Raffaella Raccuia

– Il Liceo classico statale “Ennio Quirino Visconti”. Di Massimo Quintiliani

– Il vero scopo del DL.112-2008 è ridurre l´assenteismo o penalizzare il pubblico dipendente? 
Di Michele Ramundo

 

Presidio davanti al MIUR mercoledì 18 Dicembre 2019
SOTTO L'ALBERO NON REGALI MA DIRITTI

SCUOLA NEWS 5 LUGLIO 2020

Apertura scuola: test sierologici e tamponi a studenti e personale scolastico.
Buongiorno con le News di Gilda Tv!
In questa edizione:
1. Lezioni a settembre in sicurezza
2. Meno di otto settimane
al rientro a scuola in presenza
3. Riapertura delle scuole e la criticità dei trasporti
4. Banchi singoli di nuova generazione per gli studenti del prossimo anno
5. Finanziamenti alle scuole paritarie
6. Inizio delle lezioni nelle varie regioni
7. Esami di idoneità e integrativi in presenza
8. Concorso straordinario
9. Graduatorie provinciali
10. La Scuola al Centro:Webinar Venerdì 10 luglio alle ore 17 con:
Gilaluigi Dotti, Direzione Nazionale Gilda
Lorenzo Fioramonti, deputato Gruppo Misto
Rina De Lorenzo, deputata M5S
Lorella Carimali, Commissione Bianchi
Modera Viviana Iannelli del Sam Gilda di Napoli

In studio Paola Tongiorgi. Regia e montaggio Angelo Scebba.
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©Angelo Scebba
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